Le robinie

La robinia fa un bel fuoco caldo. Per questo i contadini della valle padana hanno apprezzato il suo arrivo nel ‘600 dall’America. Cresce in fretta e brucia bene: che volere di più da un albero nei tempi di carestia? Cresce così bene la robinia che , una volta insediatasi nei nostri boschi,  ha tolto spazio ed ossigeno a tutte le altre piante. Che fare per disfarsi allora di un alleato che era parso tanto prezioso all’origine? I nostri contadini sanno bene che cosa fare. Lo sanno così bene che lo fanno da almeno cento anni: bruciano i boschi e il terreno invaso dai polloni della robinia.

Peccato che i semi della robinia sono pressoché impossibili da far germinare: circondati da un guscio durissimo né annegarli nell’acqua né intaccarli con gli acidi, niente sembra permettergli di mettere al mondo altre piantine se non il fuoco. Il grande distruttore è l’unico ostetrico adatto a queste piante. Ed è così che fanno i nostri contadini da più di un secolo: con il fuoco mettono al mondo mille e mille piccole robinie. Ciao, Piera
Questo post è estratto, con il consenso dell’autrice, dalla mailing list Lista Lesbica Italiana. 
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